E poi, Valencia

Non ero mai stata a Valencia.

Quando arrivo in un posto nuovo rimango subito affascinata dai suoi profumi, soprattutto nelle prime ore del mattino. Mi piace avventurarmi per i vicoli ancora deserti e catturare piccoli dettagli che ne sussurrano la personalità. È come parlare con la città, e lasciarsi raccontare i suoi segreti.

E così l’ho girata passo passo, dal centro alla periferia, e poi fino al mare. Ho cercato i luoghi più desolati, percorso le vie e le piazze brulicanti di turisti, passeggiato da un capo all’altro di un fiume trasformato in un lussureggiante parco. Ho segnato con una X sulla mia mappa tutti i vicoli già percorsi, andando a caccia degli splendidi graffiti che ne decorano ogni angolo (addirittura le saracinesche dei negozi hanno ognuna il proprio dipinto). Ho incontrato gatti neri di cartone appiccicati a muri scrostati, gatti che discorrevano con elefanti, gatti veri che mi guardavano con riprovazione e uno strano personaggio che si trova raffigurato ad ogni angolo. Mi sono lasciata trasportare dagli odori e dai colori del mercato coperto, in un brusio di pesci argentati che discutevano dei loro segreti su un letto di ghiaccio tritato.

Ho visto porte adatte solo ai magri e muri ricamati a punto croce. Ho mangiato paellas appetitose e osservato frotte di formiche risalire un muro scrostato. E in una piazza gremita di gente, solo un cucciolo si è prestato vanitoso all’occhio della macchina fotografica.

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