Racconto di montagna

Spingo lo sguardo lontano. Laggiù, in fondo, quella distesa luccicante con toni che vanno dall’arancio al rosso intenso è il mare. E in questo spazio indefinito tra me e l’orizzonte le montagne si stagliano come quinte in un teatro di burattini.

Nella salita incontro ancora qualche foglia autunnale, che lascia filtrare i raggi di un timido sole. Raggiungo la croce dell’Ebro, seguendo quella che sembra la spina dorsale di un enorme animale addormentato. Il vento è forte e gelido, come tutte le volte quassù. Ma io sono pervasa da una sensazione di pienezza e di tranquillità. Nulla è più bello dello stare qui seduta sul crinale erboso ad osservare il panorama.

Il tempo si è fermato. E lo spazio ha deciso di seguirlo.

Qualche settimana dopo ci ritorno. Questa volta un manto di neve bianchissima ha ricoperto tutto. Stesse sensazioni di sempre. E l’emozione di guardare il balletto delle nuvole illuminate dal sole da un palco immacolato.

Ornament

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